Mattanza di regime. L'aggressione poliziesca agli ultras dell'Atalanta

1 / 3 / 2019

«Nel 2019 è inconcepibile che ci siano soggetti che dovrebbero spostarsi da una città all’altra solo per supportare la propria squadra, ma che poi si comportino in questo modo...». Queste sono le parole di Riccardo Ficozzi, segretario generale del sindacato italiano unitario lavoratori polizia (Siulp). Ancora una volta viene messa in dubbio, da parte di chi dovrebbe garantire la “sicurezza” una libertà fondamentale e costituzionalmente garantita: la libertà di movimento.

È stata violata la libertà ad un gruppo numeroso di tifosi di rientrare a casa dopo una semplice partita di calcio. Mercoledì sera il viadotto del Varlungo, nella zona di Firenze sud, è stato teatro di un assalto in piena regola. Il sindacato degli agenti Fsp e i giornali parlano di un attacco premeditato da parte dei tifosi dell'Atalanta nei confronti delle forze dell'ordine. I racconti di chi era sui pullman dei tifosi della squadra bergamasca sono diametralmente opposti. 

Ma cosa è successo?

Dopo la partita di Coppa Italia, i tifosi nerazzurri stavano rientrando verso Bergamo. Il pre e il post partita è filato liscio, non ci sono stati contatti o scontri tra i sostenitori delle due squadre. I tifosi dell’Atalanta erano già sui pullman, sulla via del ritorno, quando la polizia li ha fermati. All'inizio la polizia ha parlato di un “contatto” con la tifoseria fiorentina, dopo di un attacco dei tifosi dell'Atalanta alle forze dell'ordine. Dichiarazioni confusionarie: secondo il sindacato di polizia un pullman si sarebbe arbitrariamente bloccato e alcuni poliziotti sarebbero saliti a bordo per capire i motivi della fermata. A quel punto un poliziotto sarebbe stato chiuso all’interno del mezzo e malmenato dai tifosi riportando lesioni non gravi. Poche ore dopo, la ricostruzione delle forze dell’ordine viene smentita dagli stessi ultras dell’Atalanta e da un video che sta facendo il giro della rete.

Come sono andate invece realmente le cose?

Appena usciti da Firenze la carovana di venti autobus viene fatta rallentare dalle forze dell'ordine. La polizia sostiene che un pullman si sia staccato, ma in verità a 500 metri dall’uscita di Firenze Sud, i blindati delle forze dell’ordine continuano a distanziare un pullman dall’altro fino a quando, a poche centinaia di metri dal casello autostradale, bloccano il primo pullman e lo circondano. Il poliziotti fanno aprire le porte e salgono a bordo, manganelli in mano. Gli agenti hanno iniziato distruggere i finestrini e, dopo aver divelto la porta, sono saliti sul pullman e hanno iniziato a colpire chiunque chiedesse informazioni su cosa stesse accadendo. «Hanno iniziato a colpirci e ferirci. Hanno rotto i finestrini dopo aver divelto la porta anteriore» ha raccontato un tifoso. Alcuni ragazzi del secondo pullman sono scesi per cercare di capire cosa stesse accadendo, ma la risposta è stata immediata: anche loro manganellati.

Aperta la porta del secondo pullman, salgono due poliziotti - il copione è lo stesso - e iniziano a manganellare chiunque. Dopo questa mattanza, perché di questo si è trattato, la polizia ha fatto scendere tutti gli occupanti dei due autobus. Digos e poliziotti iniziano a identificare tutti i tifosi presenti. Sono circa 130 le persone a cui verranno sequestrati i documenti per poi essere schedati e fotografati. Una modalità che ormai è diventata prassi. Non c'è manifestazione in cui i pullman non vengano fermati e le persone schedate e perquisite.

E così anche nella capitale toscana il copione è stato lo stesso. "Gran bottino di guerra" con ben due aste e delle bandiere sequestrate. Questo è avvenuto dopo un attacco indiscriminato e immotivato alle persone che erano sedute tranquillamente sul bus.

Il clima in cui sono avvenute le operazioni di schedatura è stato pesante. Continue minacce e insulti in attesa di una reazione dei tifosi che non è mai arrivata. Dopo più di un'ora e mezza il secondo pullman fermato è ripartito alla volta di Bergamo.

Ai ragazzi presenti nel primo pullman bloccato è andata molto peggio. Sono stati fatti scendere a pugni e manganellate dal loro pullman, per poi essere messi faccia a faccia col muro della superstrada. Identificati, sono tornati sul pullman mentre i poliziotti si erano schierati su due file in modo da poterli picchiare al loro passaggio. Il bollettino è stato molto pesante con diversi ragazzi feriti, alcuni con tagli sulla testa, altri con escoriazioni sul volto e zigomi.

Oggi non sono solo i tifosi dell’Atalanta a chiedere verità. Anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha scritto al ministro dell'Interno Matteo Salvini invitandolo a “leggere il documento diffuso dai tifosi dell’Atalanta”. La stessa società nerazzura ha diramato  un comunicato in cui chiede sia fatta chiarezza sugli scontri avvenuti nella notte dopo la partita con la Fiorentina: «Di fronte a certe immagini non possiamo rimanere in silenzio».

Quello che è successo mercoledì è gravissimo. Non c’era nessun problema di ordine pubblico, nessuno dal pullman è sceso, se non quando ordinato in maniera violenta dalla polizia. È stata un'azione incomprensibile, una violenza gratuita e ingiustificata.

Proprio domenica scorsa, gli ultras del Lecce e del Brescia hanno ricordato con striscioni e cori tutti gli abusi della polizia perpetrati in questi anni: dall'uccisione di Cucchi, Aldrovandi, Guerra alle violenze inaudite delle forze dell'ordine nei confronti del mondo ultras. Il copione è sempre uguale, come nel caso di Luca Fanesi. Il 5 novembre del 2017, Luca fu manganellato senza motivo dalla polizia, successivamente ad un fronteggiamento tra la tifoseria della Sambenedettese e quella vicentina dopo la partita. La Digos di Vicenza disse che l'uomo avrebbe sbattuto la testa su un cancello ma testimoni e video hanno dimostrato come Luca sarebbe stato colpito dalle manganellate della polizia intervenuta contro i tifosi. Oltre al danno la beffa, infatti dopo essere stato per mesi in coma, nel maggio del 2018 Luca Fanesi ha ricevuto un Daspo di sei anni.

Il dubbio legittimo è quello che questo attacco sia stato premeditato proprio per colpire politicamente la curva bergamasca. Gli atalantini - come bresciani, leccesi e altri gruppi organizzati - hanno da sempre denunciato i soprusi e le leggi liberticide applicate negli stadi.

Ancora una volta denunciamo la necessità che i poliziotti siano dotati di numeri identificavi, soltanto in questo modo, forse, potranno iniziare a non essere così certi di non pagare nulla per gli abusi da loro commessi. Quale sarà la risposta del Ministro, che gioca fare l'ultras con indosso il cappellino dei carabinieri durante le partite della sua squadra del cuore, a questa ennesima storia di abusi? Quale sarà la “maschera” che deciderà di difendere? Abbiamo pochi dubbi sulla sua scelta!

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