Quando essere No Tav ti spedisce in galera

La vicenda di Luca Abbà e lo stato d'eccezione che diventa permanente

16 / 9 / 2019

La vicenda di Luca Abbà, attivista No Tav e impegnato nelle lotte sociali, deve farci riflettere sulle trasformazioni del diritto borghese, non tanto nella sostanza, ma anche e soprattutto nella forma.

La condanna a un anno di semilibertà rispetto a un reato per resistenza a pubblico ufficiale - per il quale si applicano normalmente misure alternative alla detenzione in caso di condanne inferiori ai 4 anni - è assolutamente fuori misura.

Il caso di Luca è paradigmatico di quella “eccezionalità” che tende a diventare normale nello “stato di eccezione” permanente; l’arbitrio regna sovrano e cade ogni maschera giuridico-formale del “diritto eguale”, svelando la sua natura e sostanza di classe.

Nelle pieghe del concetto di “pericolosità sociale”, sulla linea omogenea dei decreti sicurezza Minniti-Salvini - che sono non solo contro i migranti, ma anche contro ogni forma di lotta e insubordinazione - si nasconde questa totale “soggettivazione” del diritto come strumento della repressione di classe. Uno strumento che va oltre ogni limite, oltre ogni criterio di misura, oltre ogni rapporto proporzionale tra pena e reato: questo “sfondamento” dei fondamenti dello stato di diritto svela in tutta la sua crudezza un mero rapporto di forza e di comando, classe contro classe, senza filtri e mistificazioni.

Le argomentazioni del giudice che ha condannato Luca sono emblematiche: il carcere serve per evitare rapporti e contatti con altri attivisti no-tav, in particolare nell’area del cantiere di Chiomonte, teatro di iniziative dirette e manifestazioni di protesta, che si prevede aumenteranno di intensità rispetto a quella che si delinea una linea governativa di prosecuzione dei lavori. Una condanna dunque del tutto politica, da vera e propria controrivoluzione preventiva. Ma se vogliamo anche una condanna paradossale che, in maniera rovesciata, cela un riconoscimento della potenza delle lotte e della resistenza contro le grandi opere, per la giustizia climatica e sociale.

Ciò che mette davvero in difficoltà il potere in questa fase è proprio la capacità di autodeterminazione dei movimenti, la loro radicalità anticapitalista contro l’estrattivismo, la devastazione dei territori in nome del profitto, la rapina dei beni comuni, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura.

Per questo va espressa con forza solidarietà a Luca e a tutti gli attivisti di movimento colpiti da misure repressive su tutto il territorio nazionale. Le lotte non si arrestano mai.

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