Se è vero che mai i migranti sono stati ascoltati e che, piuttosto, sono stati sempre invisibilizzati, non riconosciuti, tutt’al più strumentalmente usati, anche da sinistra, anche dai partiti che li hanno immediatamente dimenticati una volta al potere, i migranti sono ora, con il nuovo governo, direttamente sotto attacco.
Non è evidentemente bastato rapinarli con il passaggio alle poste delle pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno, mantenere i CPT, cavalcare il delirio della "sicurezza". Tutte cose, queste, delle quali i migranti possono ringraziare l’ex ministro Ferrero, che ora lamenta il fatto, non avendo evidentemente visto le decine di mobilitazioni autorganizzate dai migranti degli ultimi due anni in tutta Italia, che manchi un movimento antirazzista pronto all’uso contro Berlusconi. Ora, il ministro Maroni annuncia un ulteriore stretta sui diritti, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, la persecuzione degli stranieri, la stigmatizzazione dei clandestini. E poco conta, che molti di quest’ultimi lo siano per il semplice fatto di non aver potuto rientrare nelle quote flussi pur lavorando regolarmente da anni in Italia, come testimoniato dalle centinaia di migliaia di domande presentate e rimaste senza risposta.
I migranti, con buona pace di chi non li vede, degli stessi professionisti del’antirazzismo del sindacato e della politica, hanno dimostrato al contrario di esserci, di saper prendere la parola, di attraversare consapevolmente le battaglie di movimento, di saper arricchire le agende di lotta degli intermittenti e dei precari. Lo hanno dimostrato perché essi sono in primo luogo degli intermittenti e dei precari.
Lo hanno dimostrato con particolare forza negli ultimi mesi. Dando luogo a grandi manifestazioni organizzate indipendentemente dai partiti o dai sindacati confederali. A Brescia, a Reggio Emilia e a Verona hanno dimostrato la potenza soggettiva dell’autonomia del movimento dei migranti e delle migranti. Soli contro tutti, hanno dimostrato di saper costruire le proprie reti, di gestire i propri cortei, di sapersi conquistare le relazioni necessarie a praticare i propri obiettivi e organizzare le proprie vertenze.
Siamo ora a un punto decisivo. Contro l’inciucio securitario tra destra e sinistra, contro l’ennesimo tentativo di imbrigliare le forme autorganizzative che il movimento dei migranti si è dato per piegarlo alla politica "movimentista" dei trombati alle elezioni, i migranti non possono che rilanciare in avanti la propria battaglia. E possono farlo soltanto se non recedono dalla soglia conquistata declinando strettamente assieme lotte per il salario e lotte per la cittadinanza, battaglia per il reddito e battaglia per i diritti.
Riteniamo sia giunto il momento di lavorare alla costruzione di una grande giornata di rifiuto del lavoro. Ad un grande sciopero sociale. Riteniamo che i migranti e le migranti abbiano la forza di promuoverlo autonomamente come autonomamente si sono conquistati le manifestazioni di Brescia, di Reggio Emilia e di Verona. Perché i migranti, i nuovi cittadini che in Italia lavorano, pagano le tasse e mandano a scuola i propri figli, possano dimostrare cosa sarebbe un paese in cui essi non ci fossero. In cui venisse meno il contributo di che essi quotidianamente danno alla democrazia e al lavoro.
"Un giorno senza di noi". Questa la scommessa. Questo l’obiettivo da perseguire di qui in avanti. Non uno sciopero di fabbrica. Ma molto di più di questo. Uno sciopero sociale. La declinazione soggettiva di una diserzione radicale: dai luoghi della produzione formale e informale, dalle agenzie di riproduzione della cittadinanza coloniale, uno sciopero delle badanti e dei bambini, dei soci di cooperativa e degli ambulanti, degli operai e degli operatori dei call centers sotto attacco dalle giunte comunali di destra e di sinistra.
Un giorno di lotta e un giorno di festa. Perché qui siamo e qui intendiamo, se lo vogliamo, restare.
Coordinamento Migranti Verona Coordinamento Migranti dell’Est Veronese