Playlist

Piccola antologia della poesia di guerra – Italia, Francia, Inghilterra, Germania. A cura di Giuseppe Nava

Giuseppe Nava - Esecuzioni

Fascist legacy da History Channel

Dal film "Uomini contro" di Francesco Rosi (1970)

La Grande Guerra (Mario Monicelli) con Alberto Sordi e Vittorio Gassman

La Grande Guerra - attacco scampato e licenza

Autoanalfabeta University of Utopia: Verba manent, scripta volant

La faccia oscura degli Alpini

Autoanalfabeta incontra Wu Ming 1 e Giuseppe Nava

22 / 12 / 2013

Giuseppe Nava (1981), vive a Trieste. Ha pubblicato Un passo indietro (Lietocolle 2009) e Esecuzioni (Edizioni D’if 2013, Premio Mazzacurati-Russo). Tra il 2010 e il 2013 suoi testi sono stati pubblicati sul semestrale «InPensiero» e, in rete, su Absoluteville, Nazione Indiana, Poetarum Silva. È redattore della rivista «Bollettino ‘900» ed è tra gli organizzatori del Trieste International Poetry Slam.

Wu Ming 1 è ferrarese, vive a Bologna ed è membro del collettivo di scrittori che col nome «Luther Blissett» firmò il romanzo Q e nel 2000 si ribattezzò «Wu Ming». Con tutta la banda ha scritto 54, Manituana, Altai e Anatra all'arancia meccanica. Come solista, è autore del romanzo New Thing (2004). Nel 2013 ha pubblicato Point Lenana, scritto con Roberto Santachiara. Tutti i titoli citati sono editi da Einaudi Stile Libero.

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Quante storie ci sono nella Storia? E soprattutto, sono state tutte raccontate?

Ancora.: dato che ogni storia è un discorso, quel discorso racconta solo la storia che appare alla sua superficie, o c’è la possibilità che, intonando quelle stesse parole, sottraendole al contesto ufficiale in cui sono tenute prigioniere, riarticolandone la sintassi, esse inizino a raccontarne un’altra, o molte altre?

Certo è che ogni storia è in realtà un incrocio di altre storie, di racconti molteplici, cui è possibile accedere se solo si ha la voglia di assumersi il rischio di accettare la ‘digressione’, di percorrere anche le vie laterali, fin le più strette e disagevoli.

E’ faticoso, ma solo allora il viaggio (la cronologia) può trasformarsi davvero in memoria.

Chi sono gli Alpini, dunque? Cosa ci narrano davvero i verbali dei rapporti ufficiali dei graduati della Prima guerra mondiale, solo la scarna descrizione di esecuzioni sommarie trasformate dallo scritto in esercizio di ‘legalità militare’, o sono anche la paradossale autodenuncia di chi ha accettato scientemente e solidarmente di interpretare il ruolo di aguzzino in quell’istituzione violenta e segregante che chiamiamo Esercito?

E l’arte della parola (e dunque quella del raccontar storie) possono aiutarci a scoprire le ‘pieghe’ di un discorso che ha ben più livelli e stratificazioni di quelli che siamo abituati ad attribuirgli?

Ciò che è in ballo dunque, non è solo la pur indispensabile denuncia di un ‘rimosso’ (in questo caso specifico i crimini italiani nella Prima e Seconda guerra mondiale), ma la ricerca dello strumento adatto per fare memoria, anzi, per essere precisi, per fare vendetta, benjaminianamente, in nome di chi ha avuto solo la voce e le grida per raccontare la propria vicenda, mentre ad altri era concesso il potere dello scritto, ciò che rende ‘ufficiale e vero’, quanto prima era vivo conflitto, siderandolo nell’ideologia del vincitore, sempre strabica quanto basta per non vedere l’angolo cieco, la faccia oscura della sua luna.

Perché erano una vendetta i versi di Jahier sugli Alpini, tanto quanto erano maschera ‘eroica’ e fintamente solidale quelli ungarettiani.

Le due facce della medesima guerra.  Una convinta che si stia come “sugli alberi le foglie”, e dunque capace di mescolare naturalità e Kultur (ma cosa c’è di più ‘culturale’ di una guerra?), l’altra ostinata a credere che ci sia una via di uscita dall’abominio, e che sia una via solidale, fatta scegliendo di stare prima con i propri sottoposti che con la propria bandiera.

Ma questo, si sa, è disfattismo e in guerra, allora, era punito con la fucilazione alla schiena.

L.V.


Autoanalfabeta - LogoAutoanalfabeta University of Utopia – a cura di Lello Voce con Claudio Calia, Gabriele Frasca, Luigi Nacci, Gianmaria Nerli, Massimo Rizzante // in Redazione: Lucia Tundo (testi e ricerche web), Mattia Barbirato (video e montaggio). Il Logo di Autoanalfabeta University of Utopia è di Fabrizio Urettini // La sigla video è di Mattia ‘Kollo’ Ceron // Soundtrack: Demetrio Stratos, O Tzitziras O Mitziras (1978). Autoanalfabeta è una produzione Globalproject.info
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