MANIFESTAZIONE. Da piazza Matteotti all’ex distretto di Borgo Casale a suon di slogan
«Ci serve la Borghesi» 150 giovani in corteo
di Chiara Roverotto
Carnevale li ha ispirati, polizia, carabinieri e vigili li hanno scortati, i soliti passati li hanno guardati, osservati, scrutati con aria sbigottita. E loro, i giovani della “Caserma Nowar” hanno manifestato la loro rabbia contro una decisione, quella dell’Amministrazione provinciale, di cedere lo spazio dell’ex caserma Borghesi all’università. Un gruppo di manifestanti aveva già fatto un’irruzione “pacifica”, qualche giorno fa, a palazzo Nievo per ribadire che in città manca uno spazio per i giovani e con una proposta precisa: «Un comodato d’uso prima che l’edificio venga destinato all’ateneo cittadino. Nell’attesa, l’impegno di realizzare uno spazio sociale autogestito e polivalente con un’area destinata a dibattiti e cineforum. Con uno spazio verde e ancora sala studio, biblioteca popolare, palestra, internet point, sportello casa». E ieri pomeriggio il concetto è stato urlato, ribadito e rimarcato anche con quell’umorismo che ha riassunto anni e anni di promesse che non hanno mai avuto seguito e risposta.
Circa 150 giovani poco dopo le 16 si sono incamminati da piazza Matteotti verso l’ex distretto militare di Borgo Casale. Davanti, il solito striscione «uno spazio sociale da liberare, la caserma il posto ideale...» e dietro i ragazzi con le maschere del sindaco Enrico Hüllweck, dell’assessore Arrigo Abalti ritratto con un lungo naso da Pinocchio, del vicesindaco Valerio Sorrentino - al quale i giovani hanno brindato con lattine di birra dopo l’ordinanza anticolici che l’assessore ha firmato mesi fa - e ancora il vescovo Cesare Nosiglia, l’ex presidente della Provincia, Manuela Dal Lago, e l’attuale reggente Attilio Schneck con una maschera di Shreck, l’orco eroe di una generazione di bambini.
Musica a tutto volume, slogan scanditi a chiare e forti lettere e un “cammino” storico di quanto accaduto in questi anni. «Ci sono stati l’ex area Siamic, il complesso della Rocchetta, l’ex Lanerossi, l’ex Macello solo per citare alcuni dei posti che erano stati individuati per dare uno spazio ai giovani a Vicenza. Ma sono rimaste solamente parole. Dichiarazioni d’intenti che, come il vento, sono state spazzate via dalle amministrazioni che si sono succedute». Teo Molin Fop parla a nome dei manifestanti. «Ci siamo un po’ stancati di promesse. Paghiamo duemila euro al mese per un capannone in zona industriale, abbiamo fatto una proposta al presidente della Provincia di lasciarci la caserma almeno fino a quando verrà presa la decisione di lasciarla all’università, ma nemmeno questo va bene. È meglio che i politici si rendano conto che questa città è popolata anche di giovani che reclamano spazi di aggregazione e il fatto che se ne parli da dieci anni la dice lunga su come evolvono o vengono considerati certi argomenti e sugli interventi concepiti e voluti...».
Il corteo prosegue lungo stradella S.Pietro, sbuca in viale Margherita e raggiunge la caserma. E a quel punto un velo di goliardia non poteva mancare con gli assessori mascherati che consegnano idealmente l’edificio ai giovani con tanto di taglio di nastro. Ma forse se i ragazzi avessero saputo che all’interno erano schierati poliziotti e carabinieri per prevenire qualunque occupazione come era avvenuto la sera del 13 dicembre scorso, non sarebbero stati così tanto entusiasti. Terzo sabato, terza manifestazione. Anche questa finita bene. Ma il clima non è dei migliori. Lungo il passaggio del corteo le saracinesche dei negozi si abbassavano e le luci si spegnevano. La città comincia ad essere stanca.