La pratica del comune per uscire dalla crisi

21 / 1 / 2011

MARGHERA. Azzurro, verde elettrico, il piazzale asfaltato, il muletto che porta i tavoli, gli elettricisti che sistemano l'impianto. Il centro sociale Rivolta di Marghera è un cantiere. Un via vai di compagni indaffarati a preparare questa ex fabbrica per il meeting-seminario di sabato e domenica. Un lavoro non da poco. Ci sarà addirittura il riscaldamento (chi frequenta i centri sociali sa che caldo o anche solo tiepido è un concetto inesistente). Il Rivolta si sta attrezzando al meglio per questa due giorni. C'è un clima elettrico, voglia di fare perché si è consapevoli che questo incontro è qualcosa di diverso. La grande sala concerti che ospitava anche il Global Meeting degli anni scorsi è stata ribattezzata Sala Hangar. È stata divisa in due e una parte è stata attrezzata e trasformata in zona ristoro, con il bancone turchese e

tavoli e panche. C'è poi una saletta verde elettrico che diventerà la casa di Global Project e della stampa. C'è l'angolo interviste e i tavoli con i computer. C'è la libreria del Rivolta. C'è il caffè esilio, e Sherwood Open Live.

Sono giorni che decine di compagni e compagne lavorano. Per i contenuti e per il contenitore.

«Questa occasione di incontro - dice Luca Casarini - arriva in un momento giusto. Dopo Mirafiori abbiamo tutti, grazie alla Fiom, grande materiale per approfondire e discutere e rivedere il mondo, che sia quello che abbiamo sotto casa o il pianeta, credo che la vicenda Mirafiori ci offra la possibilità di abbandonare inutili certezze e per abbracciare i grandi spazi inesplorati che riguardano ciò che è la vita oggi». Temporalmente però il seminario-meeting è collocato anche prima dello sciopero generale indetto dai metalmeccanici il 28 gennaio. «Data

importante perché sarà l'occasione per partecipare allo sciopero indetto dalla Fiom che parla a tutti della necessità di rendere generale questo nodo dello sciopero e però ancora non c'è».

Per Casarini «il nodo è quello di costruire un comune tra milioni di persone. Lo sciopero è una pratica del comune - dice - Oggi abbiamo bisogno di riparlare a un paese, di convincere le persone che l'unica alternativa non è il bunga bunga. Mai come oggi credo che la dinamica capitalistica sia in crisi nel senso che non ha prospettiva. Qui c'è un capitalismo che non offre prospettive se non la propria miseria». All'ordine del giorno dunque c'è «come riusciamo a mobilitare il paese intero. Non solo alcuni pezzi che praticano resistenza ai processi ristrutturativi, di impoverimento, di devastazione ambientale. È un'alternativa di società da contrapporre a quella di Marchionne. A Mirafiori non hanno schierato un piano industriale ma un piano di società, un modello sociale che è quello di chi prende mille volte quello che prende il suo operaio. Adesso il problema non è ammorbidirsi perché bisogna avere il consenso, al

contrario bisogna essere radicalmente spietati anche con se stessi sul fatto che bisogna far sul serio. Non c'è più tempo. Siamo convinti delle nostre ragioni, in pochi, e poi i fatti dimostreranno che avevamo ragione».

Seminario e meeting. Due parole che sono due concetti precisi. «È seminario - dice Casarini - perché noi pensiamo che è tutto da conquistare anche dal punto di vista del pensiero politico, della definizione degli obiettivi, che bisogna mescolarli alla realtà e anche uscire dalle proprie appartenenze e convinzioni per confrontarsi con una dinamica nuova, per costruire qualcosa di nuovo, obiettivi nuovi che siano all'altezza della situazione. Seminario come terreno in cui è centrale il nodo del pensiero collettivo, dell'approfondimento, del confronto».

Ma è meeting perché c'è un elemento politico fortissimo «dentro a questo essere un comune

sociale. Diciamo pratica del comune - aggiunge Casarini - e non ricomposizione sociale.

Perché la pratica del comune è già anche pensare a un'idea di società. Si tratta di costruire una dimensione in cui il comune è una conquista non una sommatoria o un equilibrio determinato, ma una rottura degli equilibri precedenti tra produzione di merci materiali e immateriali, tra saperi e lavoro di fabbrica. Questi sono nodi che attengono alla pratica del comune».

Il comune parla un altro linguaggio, come quello dello straordinario movimento per la ripubblicizzazione dell'acqua, della val Susa del no Dal Molin, ma anche di Mirafiori perché «è evidente che l'individualismo proprietario di Marchionne si è scontrato con una resistenza, un'idea di comune dove comune significa riuscire a non eliminare la vita a favore delle esigenze capitalistiche del profitto», dice Casarini.

C'è poi un altro aspetto del meeting, perchè «pratica del comune è anche trovarsi tanti e tutti insieme, non solo sentirsi, parlarsi via giornale o opinioni. Noi ci crediamo davvero. - dice Casarini - Se le persone si incontrano anche fisicamente possono cambiare, si conoscono. Il 14 dicembre l'abbiamo toccato con mano». Uniti contro la crisi dunque «continua a rimanere non un'organizzazione - dice Casarini - ma un appello sottoscritto da soggetti che provengono

da storie e esperienze diverse e a cui aderiscono tante realtà perché interessa. Una modalità di essere che finalmente getta il cuore oltre l'ostacolo. Nemmeno la realtà riesce a convincere qualcuno, lo vediamo nel triste dibattito della sinistra, a superare le proprie appartenenze, ma per rovesciare la crisi bisogna essere uniti. Questa unità è determinata dalla volontà di singoli dentro percorsi organizzati e non di organizzazioni. Perché noi funzioniamo non per imposizione ma per attrazione e questo fino ad ora ha prodotto varie assemblee, la manifestazione del 16 ottobre con la Fiom, la Sapienza, il 14 dicembre e adesso questo momento. Questa è una grande ricchezza

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22/1/2011 10:00 > 23/1/2011 14:00

CS Rivolta per Meeting Uniti contro la cris