Tunisi - Provocatrici? No, semplicemente libere

31 / 3 / 2013

"Siete solo delle provocatrici - perentorio un giornalista francese - ecco cosa siete!" "Provocatrici? A me sembrano solo molte coraggiose. E generose", ribatte un attivista europeo presente alla scena.

Le provocatrici sono delle giovani ragazze tunisine che scandiscono slogan che chiedono maggiori diritti e quelle aperture che molti si aspettavano durante e dopo la rivoluzione. E lo fanno, il gridare forte i loro desideri, a ridosso dello spezzone composto dal gruppo conservatore islamico che anticipa il corteo del pomeriggio indetto dal Social Forum. Sono molto ravvicinate le parti, per la prima volta. E il contrasto di slogan, colori, striscioni e bandiere è fortissimo. E anche quello che chiedono le "provocatrici", giovani ragazze che hanno davvero forza e coraggio da vendere, va completamente in un'altra direzione. Non dimentichiamo che qui, fino al 14 gennaio 2011, c'era un regime. E vedere ragazze così giovani gettarsi così generosamente oltre l'ostacolo non può che fare bene sperare. Che a darle delle provocatrici sia poi un europeo, dovrebbe fare un certo effetto (anzichenò cit.).

E' vero, lo scambio dialettico è molto forte, ma non c'è mai stata la reale sensazione che potesse accadere qualcosa di grave. Eppure ragionando con le solite logiche che poi sono quelle che condizionano i giudizi sul come si sta in piazza anche da noi, ha reagito preoccupandosi come se temesse chi lo sa cosa.

Gli slogan scanditi dalle manifestanti tunisine sono condivisi da un sacco di gente invece. Infatti altre donne si uniscono a loro. C'erano anche molti ragazzi e lavoratori, va detto. So che può sembrare oziosa questa divisione per generi, ma in un momento politico come questo, dove tutto deve essere ancora deciso, è un aspetto credo importante. Molti hanno paura che nulla davvero cambi e anzi che si possa imboccare la strada per un governo islamico. 

Oltre ai maggiori diritti e le cose che si possono facilmente immaginare c'è una forte richiesta di maggiore istruzione e cultura. Sappiamo tutti cosa vuole dire combattere analfabetismo e migliorare l'istruzione. Ma si intuiva che probabilmente in quel messaggio c'era anche un qualcosa in più. Quelle sfumature che limiti linguistici e culturali che per chi viene da fuori sono difficili da interpretare anche se ne si avverte la presenza. 

Si va avanti così fino a quando non si arriva tutti sotto il consolato palestinese dove si tiene il comizio conclusivo. Al microfono si alternano vari leader. I più acclamati sono il console palestinese e Hema El Hamami, del Fronte Popolare. Da sempre oppositore del regime, ha pagato anche con il carcere per questo. 

La Palestina è uno dei temi forti del Social Forum e anche della manifestazione conclusiva.

Sotto la bandiera palestinese, se ne contano a centinaia, sembrano tutti uguali, tutti schierati dalla stessa parte. Ma come abbiamo potuto vedere in questi giorni le contraddizioni presenti sono numerosissime e radicatissime, più di quanto magari è potuto trasparire. Non basta avere un nemico comune per potere dire di andare in una stessa direzione. 

La presenza di una componente femminile determinata, preparata e combattiva è solo la storia che abbiamo scelto di raccontare. Perché come balzavano agli occhi le differenze di aspettative e di mentalità tra i tunisini, ha sicuramente destato non poca sensazione vedere il blocco iracheno del partito Baath di cui era leader Saddam Hussein, con a poca distanza associazioni curde. Per non parlare poi dei siriani pro Hassad e di quelli contro.

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