Ci sono molte buone ragioni per venire a Vicenza il 17 febbraio, giorno in cui l’Assemblea Permanente contro la costruzione della base USA ha deciso di chiamare tutto il movimento a una grande manifestazione. Proviamo qui ad elencarne qualcuna.
Prima di tutto la lotta contro il Dal Molin riapre in Italia una nuova stagione di conflitto moltitudinario, inaugurandola attraverso la coniugazione forte e intelligente di tutti quei temi che hanno caratterizzato i movimenti negli ultimi anni: lotta contro la guerra, lotta per i beni comuni, lotta per l’autogoverno.
Secondo, il movimento contro il Dal Molin è un "movimento vero", composto da differenze che sono unificate non solo da un obiettivo ma che hanno dimostrato di partire da un "comune" che a propria volta riflette la cooperazione sociale e produttiva che vive e fa vivere un territorio, il quale è immediatamente terreno globale di confronto per gli interessi in gioco, sia da parte governativa che moltitudinaria. La moltitudine vuole pace e libertà, il governo e gli USA vogliono guerra e sottomissione.
Terzo, è proprio la verità di questo movimento a spaventare tanto chi è al potere. Tutte le provocazioni di questi giorni dimostrano in maniera inversamente proporzionale alla loro meschinità la forza del movimento. Più un movimento è forte e vero e maggiore è il grado di provocazione che il potere esprime contro la moltitudine. Per questo non ci spaventano e anzi costituiscono occasioni di stimolo per tutti a partecipare con ancora più determinazione alle mobilitazioni per la democrazia e la difesa di un bene comune.
Quarto motivo, appunto, è quello dei beni comuni, rappresentati concretamente non solo da un territorio, non solo dalla pace e nemmeno dalla richiesta di diritti. Il movimento stesso diviene un bene comune nel momento in cui è espressione di una forma di vita disobbediente, autonoma e capace di decisione sul comune. Il movimento sta dicendo: "Noi, moltitudine, ora decidiamo sulla nostra vita".
Quinta ragione, sta nel fatto che il movimento di Vicenza in questo momento esprime la volontà di tutti e per tutti, ovverosia il senso stesso della democrazia. I partiti e il governo sono minoranza nel paese e nella città: non bisogna permettergli di far coincidere Governance e Stato d’eccezione. Non sarà il sovrano a decidere, né a Vicenza né altrove, e perciò diciamo ancora una volta, appellandoci alla tradizione del carnevale, che "Il Re è nudo".
Il sesto e ultimo motivo per venire con gioia e determinazione a Vicenza è rivolto principalmente a tutti gli attivisti dei centri sociali e dell’autorganizzazione, quello che abbiamo chiamato il cuore della manifestazione che sarà.
Essere a Vicenza, anzi, il diventare-Vicenza oggi, significa non solo fare ciò che è giusto fare ma cogliere l’occasione per cambiare ancora, come è giusto che sia, a partire da noi stessi.
Divenire-Vicenza oggi è il divenire di tutti.
Appuntamento ore 14.30 p.le Stazione FS di Vicenza. Percorso e info qui | (((CicloparadE)))
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