TRENTO — «Se i ragazzi del centro sociale Bruno ci chiameranno, partiremo subito per manifestare a Trento accanto a loro». Il giorno dopo lo sgombero della palazzina ex Zuffo (Corriere del Trentino di ieri), il leader nazionale dei no global Luca Casarini esprime con decisione il sostegno all’azione dei disobbedienti trentini e si dice pronto a puntare verso il capoluogo per unirsi alla protesta contro il sindaco Alberto Pacher. «Ora i ragazzi devono andare avanti ed essere determinati» è l’incoraggiamento di Casarini. Che potrebbe arrivare in città già ad aprile, insieme ai no global dei centri sociali del Nord-Est (e non solo), per la manifestazione nazionale che gli esponenti del Bruno hanno già iniziato a organizzare. «Sarà il 14 o il 21» ha anticipato ieri Donatello Baldo, al termine di un’altra giornata di protesta.
IL LEADER — «Lo sgombero dell’ex Zuffo è l’ennesimo atto vergognoso che accade in una città amministrata dal cosiddetto centrosinistra, che troppo spesso usa la maschera della disponbilità e del coinvolgimento sociale» è l’aspro commento di Casarini. «In realtà — aggiunge subito — la vera faccia è quella che si è vista: l’interesse dell’amministrazione di Trento non è quello di coinvolgere, ma di dominare e controllare la società civile. Un po’ come si è visto a Copenhagen». E ancora: «Sindaco e assessori non vogliono sviluppare forme di critica e di partecipazione vera, come quelle del Bruno. E quando nascono, passano ai manganelli. È il sintomo della loro debolezza». Casarini ci tiene a marcare la differenza «tra chi usa i manganelli e non vede il futuro» e «chi occupa»: «I primi sono il deserto, noi siamo l’acqua». Poi conclude: «Una manifestazione a Trento? Se il Bruno ci chiamerà, ci saremo». Una disponibilità che ieri è stata confermata anche dai centri sociali del Nord-Est, dell’Emilia Romagna, di Milano e Roma.
LA GIORNATA — Intanto, la protesta dei no global non si ferma. Ieri, alle sette del mattino, un gruppo di disobbedienti e studenti ha bloccato gli autobus davanti alla stazione dei treni, creando disagi al traffico. Ma il culmine della protesta si è avuto nel pomeriggio. Alle 17, un gruppo di 50-70 ragazzi si è trovato in via Belenzani per l’annunciata assemblea. «Non abbiamo una casa, possiamo discutere dentro Palazzo Geremia, vuoto di politica e di impegno» ha urlato Stefano Bleggi. Immediato l’intervento delle forze dell’ordine, che hanno bloccato l’ingresso (lasciando sguarnita la sede del consiglio comunale). A quel punto, i no global sono corsi dall’altra parte della strada, riuscendo a entrare a Palazzo Thun. Dove, nel cortile interno, hanno iniziato l’assemblea. «Avevamo proposto al Comune di rimanere temporaneamente nella palazzina, in comodato d’uso, per continuare l’attività» ha ripetuto Baldo. Sulla porta e in via Belenzani, le forze dell’ordine (anche in assetto antisommossa): in questa situazione, di fronte all’impossibilità di far entrare i compagni, i ragazzi hanno deciso di cambiare posto. «In biblioteca» ha esortato Bleggi. Ma in via Roma la tensione è salita, con una breve carica delle forze dell’ordine e accuse da parte dei no global. I quali, alla fine, hanno concluso il corteo nell’atrio della stazione. Per quanto riguarda il fronte giudiziario, infine, ieri il procuratore Dragone ha confermato di aver chiesto il sequestro preventivo della palazzina al gip La Ganga prima dello sgombero. L’immobile, dunque, è attualmente sotto sequestro, in custodia al Comune. Denuncia per manifestazione non autorizzata in vista, invece, per i ragazzi che hanno partecipato al corteo di mercoledì.
(Marika Giovannini)