Il presidente brasiliano Lula ha già annunciato che non si candiderà a essere letto per un terzo mandato presidenziale , ma intanto è sempre più chiaro su cosa ha deciso di puntare nell’arco del secondo: la visita del presidente Bush nel marzo scorso e gli accordi relativi alla produzione di etanolo, infatti, hanno segnato uno spartiacque della geopolitica regionale.
Il treno brasiliano dei biocombustibili è partito, e chi volesse salirci sopra deve accettare una posizione subalterna alla linea-guida di Lula, che ha promesso al gigante statunitense di orientare tutto il continente latinoamericano alla produzione di massa degli agrocombustibili, “ passo fondamentale verso la integrazione delle catene produttive dei membri del Mercosur”, secondo le sue stesse parole. La sensazione è che il Brasile si avvii ad amplificare quel ruolo di imperialismo intermedio che ha avuto negli ultimi anni nei confronti dei nani della situazione, in particolare Bolivia e Paraguay, geograficamente strategici e ricchi di risorse e terre coltivabili : il 21 maggio, infatti, Lula ha strappato al presidente paraguayano Duarte Frutos( del Partito Colorado , erede della dittatura militare 1954-1989) accordi bilaterali sulla produzione di biocombustibili.
PARAGUAY, COSA SI MUOVE?
Il presidente brasiliano forse vuole accelerare i tempi prima delle elezioni in Paraguay dell’anno prossimo che potrebbero essere vinte dal “vescovo dei poveri”, Lugo, vicino ai movimenti sociali e per questo forse non così disponibile a trasformare il paese in un anello della catena brasiliana di produzione di etanolo. Dopo il tiro giocato dal boliviano Morales alla brasiliana Petrobras riscrivendo i contratti fra Stato e Imprese sugli idrocarburi, Lula non vuole più rischiare contenziosi energetici coi partner continentali. Infatti una delle questioni su cui si gioca la campagna elettorale paraguayana ha a che fare proprio coi combustibili: si tratta dell’energia ricavata dall’immensa diga di Itaipù, proprio sul confine col Brasile. I movimenti sociali del paese da diversi anni vanno denunciando l’iniquità dell’accordo fra i due paesi, che sfavorisce la distribuzione in Paraguay a favore del Brasile. Ci si aspettava che questo sarebbe stato uno dei temi dell’ordine del giorno della visita di Lula al paese, ma questi ha chiarito ancora prima di partire da Brasilia che nell’agenda politica del governo non rientra niente di simile a una nuova contrattazione delle risorse di Itaipù. Lula è arrivato in Paraguay per aggiungere un anello alla catena continentale della produzione di biodiesel che va fantasticando dall’inizio del suo secondo mandato elettorale: e, malgrado le proteste dei movimenti rurali che in Paraguay come in tutto il continente si oppongono agli agrocombustibili, non è tornato a casa a mani vuote.
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Sovranità Alimentare e Agrocombustibili