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Domenica 12 agosto 2007 00:00 Welcome to Tijuana... storie di vita dalle maquiladoras

Ascolta la corrispondenza con Vilma Mazza dell’Associazione Ya Basta
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La carovana Construir Autonomia è arrivata a Tijuana, in Bassa California.
Nata 118 anni fa, Tijauna è, con 2 milioni di abitanti, la quarta città del Messico.
Nella sede del collettivo di lavoratori e lavoratrici delle maquiladoras, aderente alla Otra Campagna, i carovanieri hanno incontrato alcuni lavoratori delle maquiladoras, le fabbriche di “assemblaggio” dove lavorano solo a Tijuana 250 mila persone in condizioni di sfruttamento e privazione dei diritti.
I carovanieri hanno raccolto, in una tavola rotonda, le testimonianze di alcune donne e uomini che lavorano nelle maquiladoras di Tijuana: Antonia Arias, Paula Orta, Beatriz Santiago, Rogelio Valencia e Manuel.
Le maquiladoras si sono sviluppate soprattutto a partire dal 1985 e hanno raggiunto la massima diffusione dopo gli accordi di libero scambio (NAFTA) con gli Stati Uniti e il Canada.
Esistono in tutta la zona fronteriza che agli inizi del secolo scorso era considerata zona franca e i prodotti finiti potevano essere solamente esportati e non venduti in Messico.
Attualmente in tutta la zona della frontiera (tra Tijuana, Mexicali e Ciudad Juarez) lavorano circa 1 milione e 300 mila persone e la maggior parte delle fabbriche sono imprese statunitensi o orientali, ma anche australiane o tedesche.
Ce ne sono di diversi tipi, possono produrre vestiti, occhiali, lampade, elettrodomestici, giocattoli, di diverse marche come Panasonic, Samsung, Sony, Hitachi.
Nella maggior parte di esse vengono usati senza protezioni liquidi corrosivi e sostanze chimiche nocive che provocano il cancro e danni ai reni e al midollo osseo.
Le lavoratrici e i lavoratori arrivano soprattutto dal sud del Messico, dalle zone più povere, addirittura arrivano ragazzine minorenni (anche di15 anni) assunte attraverso atti falsi: vengono per cercare migliori condizioni di vita e lavoro, ma non vengono pagati in base alla legge federale sul lavoro, guadagnano 600/700 pesos (circa 50 euro) alla settimana.
Questo salario è talmente basso che non riescono a risparmiare nulla, non riescono nemmeno a pagare l’affitto e non sanno dove vivere: appena arrivate alcune donne hanno vissuto per mesi nel parcheggio degli autobus.
Le condizioni lavorative sono estreme: le ragazze sono costrette a sopportare molestie sessuali (considerate normali) da parte dei supervisori della fabbrica, in molti casi possono perdere la vista controllando il materiale, non esiste un regolamento lavorativo autorizzato che tuteli il lavoratore, a discrezione del supervisore possono essere sospese, non hanno la possibilità di uscire dal lavoro se il figlio sta male o di recarsi al bagno, lavorano 10/12 ore al giorno anche notturne senza turni fissi a produzione continua e il sistema di assunzione e licenziamento non prevede alcun diritto per i lavoratori.
Il gruppo di lavoratori e le lavoratrici delle maquiladoras hanno iniziato una lotta per sostenere gli altri lavoratori: attraverso volantinaggi, testimonianze, fogli informativi e una trasmissione radiofonica hanno creato un collettivo nel quale si impara seguendo corsi e dove si insegna il diritto del lavoro per difendersi dalle violazioni dei diritti e dalle molestie sessuali.

Ascolta le testimonianze che i carovanieri hanno raccolto
-  Audio esp [ 1a parte ] [ 2a parte ] [ 3a parte ] [ 4a parte ] [ 5a parte ] [ 6a parte ]

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-  leggi lo speciale di Global_mx: Global on the border. Voci dalla frontiera Messico - Stati Uniti

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