La storia si ferma alle informazioni di garanzia per 26 ufficiali e carabinieri del Ros e per un magistrato. Il seguito potrebbe essere un processo o un proscioglimento. I personaggi coinvolti sono di prima scelta: il generale Giampaolo Ganzer, capo del Ros, il colonnello Mauro Obino, già comandante della sezione droga del Ros ed oggi al Sisde, il sostituto procuratore Mario Conte, già pm a Bergamo e ora alla direzione distrettuale antimafia di Brescia. Unica fonte, peraltro assai documentata, un ampio servizio della "Repubblica". Le accuse sono pesanti: la sezione antidroga del Ros avrebbe architettato ed eseguito operazioni illegali di tale portata da far prefigurare al suo interno un’associazione a delinquere "armata" che incentivava il traffico di stupefacenti e si...... sottraeva a tutte le regole riguardanti il sequestro di droga e di soldi e l’obbligo di arrestare i latitanti. Il procedimento, avviato dal pm di Brescia Franco Salamone è stato trasferito a Milano, perché era coinvolto il magistrato di Brescia, ed assegnato ai pm della Dda Daniela Borgonovo e Luisa Zanetti. Le informazioni di garanzia sono firmate anche dal procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici.
I fatti ci catapultano in uno scenario di illegalità praticata per anni sotto la bandiera di un corpo di polizia militare. Più o meno nel 1993 il Ros ottiene dal sostituto Conte una delega in bianco a compiere in tutto il territorio nazionale operazioni di infiltrazione fra i trafficanti. Dal ’90 l’Italia si è omologata col modello Usa delle operazioni sotto copertura ma non ha ha messo in bilancio le storie sporche che hanno infangato i poliziotti usati come esca, quegli intrighi infernali che hanno coperto sotto il pretesto della lotta alla droga l’appoggio ai regimi più reazionari del Sudamerica. Scrivono i magistrati di Milano: «Con Obinu e Ganzer, il sostituto procuratore promuove, costituisce, dirige organizza l’associazione a delinquere». Il Ros «instaura contatti diretti e indiretti con rappresentanti di organizzazioni sudamericane e mediorientali senza procedere né alla loro identificazione né alla loro denuncia»; ordina l’invio in Italia «di quantitativi di stupefacenti con mercantili o per via aerea, versando il corrispettivo con modalità non documentate e utilizzando anche denaro (di cui viene omesso il sequestro per 502 milioni di lire, ndr) ricavato dalla vendita (anche da parte di uomini dell’Arma, ndr) in Italia della droga importata»; «prende in carico lo stupefacente anche per lunghi periodi, talvolta lasciandolo nella disponibilità dei trafficanti»; tra il ’96 e il ’97 «provvede all’installazione di laboratori per la raffinazione e alla ricerca degli acquirenti, istiga all’acquisto». Tutto in nome della legge.